Ci è o ci fa? Trump, la Madman theory e il teatro del potere

C’è una domanda che attraversa la storia del potere come un filo rosso, e che torna periodicamente a galla ogni volta che un leader decide di giocare con i bordi della razionalità: ci è o ci fa?

In questo momento quella domanda si pone intorno a Donald Trump, alle sue deliranti dichiarazioni sul conflitto in Medio Oriente, ai toni apocalittici usati come se fossero normale amministrazione. Da una parte c’è chi invoca strumenti costituzionali estremi per la rimozione di un presidente giudicato incapace. Dall’altra, i suoi sostenitori oppongono la tesi opposta: non è pazzo, recita la pazzia. È tutto calcolato. È strategia.

Il nome tecnico di questa strategia è madman theory, la teoria del leader folle. Le radici sono antiche: Machiavelli ne intuisce la logica, Nixon la formalizza durante la guerra del Vietnam, lasciando filtrare l’idea di essere così ossessionato dall’anticomunismo da poter compiere qualsiasi gesto estremo. La premessa è brutale nella sua semplicità: se il tuo avversario ti percepisce come razionale, calcola le tue mosse. Se ti ritiene imprevedibile, arretra per paura.

Il problema è che questa difesa – fa il pazzo, ma non lo è – contiene una trappola logica che i sostenitori sembrano non voler vedere. Perché anche se fosse vero, anche se si trattasse di puro teatro, il danno resterebbe identico. Un presidente che per ottenere un vantaggio negoziale decide di somigliare a un uomo sull’orlo della catastrofe non rassicura nessuno: terrorizza. E terrorizza in modo indiscriminato gli avversari, certo, ma anche gli alleati, i mercati, le catene diplomatiche, i generali.

La forza di una grande potenza non sta solo nella sua aggressività. Sta nella sua leggibilità. Quando nessuno capisce più dove finisce la tattica e inizia il delirio, il sistema comincia a incrinarsi e le crepe non rispettano i confini tra amici e nemici.

C’è qualcosa di profondamente debordiano in tutto questo. Lo spettacolo del potere che si mette deliberatamente in scena come caos, che produce immagini di irrazionalità per circolare nel flusso mediatico e generare una forma di controllo attraverso il disorientamento. La madman theory è, in fondo, una teoria spettacolare: il leader non governa attraverso la forza reale ma attraverso la rappresentazione di una forza incontrollabile.

E lo spettacolo, come sappiamo, non redime nulla. Separa, aliena, svuota. Anche quando indossa i panni della follia strategica.

La domanda vera non è se Trump ci è o ci fa. La domanda è perché continuiamo a organizzare il dibattito pubblico intorno a questa alternativa, come se il teatro del potere e il suo esercizio reale fossero due cose distinguibili. Come se lo spettacolo della distruzione non producesse, a prescindere dalle intenzioni del regista, distruzione vera.